LIFE IS STRANGE... disse una volta una persona a me tanto a cuore, e solo ora capisco quanto possa essere veramente strana e bastarda la vita. Ti regala sogni, oggetti del desiderio, ti fa sfiorare con mano tutto quello che avresti sempre voluto e per cui hai investito una vita per averli e poi al momento peggiore te ne priva.
Così ci incontrammo sotto casa sua, come era solito fare, per poi avviarsi al bar a prendere la solita cedrata e parlare, forse, delle solite cose di un tempo.
Era una giornata mite di aprile e alle quattro del pomeriggio sul corso ancora non c’era nessuno, ma sapevo che di lì a breve sarebbe venuta lei col suo ragazzo e io non avrei retto la cosa.
Marco ed io passeggiavamo in silenzio, con gli sguardi di entrambi divergenti, fissando distrattamente i passanti sulla strada. Io, in realtà, cercavo ciò che non avrei mai voluto vedere in quel momento. Ma se è vero che la fortuna assiste gli audaci allora ciò comporta che io, in quel momento, non fui né audace né fortunato.
“Sara!!” – esclamai, ma non così forte da permetterle di sentire mentre passava con lo scooter abbracciata al ragazzo che lo guidava; Marco si girò per guardarla e ,cosa che speravo non sarebbe successa, lei fece lo stesso. Infatti, inevitabilmente, disse al suo ragazzo di tornare indietro per salutarci non appena ci vide.
Ma che sfiga!!! - pensai, ero impietrito e in tutta quella conversazione tra noi quattro interagii soltanto con fredde frasi pronunciate molto lentamente come fossi un robot quali “Ciao!”, “piacere di conoscerti Emanuele”, “che cosa fate di bello?”, “ciao, ci si vede più avanti”. Ma, poi, che razza di domande mi metto a fare, che cosa fate di bello?. Ma sono un emerito masochista!!!
Appena andati via, Marco ed io, ci guardammo, lui fece per accennare un sorriso, quasi sogghigno maligno, quasi stesse godendo per ciò che era appena capitato, ma lo fulminai con uno sguardo, quasi ci fossimo parlati telepaticamente. Sapevo a cosa voleva alludere.
Dopo esserci seduti e aver ordinato le nostre cedrate, cercai di interpretare lo sguardo di Marco; l’espressione del suo volto sembrava chiedermi qualcosa, quel qualcosa che io non avrei voluto tirar fuori, già consapevole che ne sarei uscito male.
Feci un respiro, come se dovessi caricarmi di energia per tirare fuori il coraggio per aprire il fascicolo sull’argomento “Sara”; ruppi il ghiaccio esordendo con “Lo sai…é solo la mia migliore amica…”. Sapevamo entrambi che in realtà io ero il suo migliore amico, mentre desideravo che fosse stata la mia ragazza.
La discussione andò avanti per due ore piene. A volte penso alla capacità degli amici, quelli veri, di farti del male, di dirti la verità senza alcun filtro, senza nessuna interpretazione o distorsione; ti parlano senza peli sulla lingua, ma è questo il bello. Ti aprono gli occhi perché voglio il tuo bene, anche a costo di una litigata, di venire alle mani o di costringerti a sederti in un bar per ore pur di farti ragionare.
Avevo capito di come mi ero ridotto. Anzi, ne ero già consapevole ma non ebbi mai quel po’ di coraggio che basta per chiudere una storia mai iniziata.
Sono stato per anni imprigionato nel desiderio di averla come ragazza, di essere amato da lei, cambiando tutto di me e tutto in funzione di lei.
Marco mi aveva provocato al punto giusto per avere il coraggio di archiviare il caso “Sara” una volta per tutte, senza rabbie e rancori, voltando pagina per un nuovo me, libero da ogni deprimente situazione che lei mi procurava.
“Ma come posso fare?” - chiesi a Marco.
“Niente di più facile…” – e lì risi tantissimo, ma magari aveva ragione, niente di più facile che passare al prossimo target. Ma chi? – pensai.
Prima cosa dovevo fare in modo che lei non esistesse più per me, per i miei occhi e per il mio cuore; dovevo cambiare stile di vita, vestirmi in maniera diversa, cambiare aria….
Cambiare aria!!! Questa mi parve una bellissima idea, andarmene in città, Roma. Magari avrei potuto farmi ospitare da mia nonna giusto per l’estate. Tanto, d’estate, a Roma non c’è quasi nessuno. Poi, avrei iniziato di nuovo la scuola e il tempo di finire il biennio e andare in un collegio e il gioco era fatto. Un altro sogno che non sapevo se sarei riuscito a realizzare. Erano due le possibilità: o una scuola militare a Napoli, o un collegio navale a Venezia. Naturalmente non avevo il coraggio di andarmene troppo lontano dai miei famigliari, ma provai il concorso per entrambi.
